
L’ultimo capolavoro di Michael Schumacher è una di quelle opere che possiamo definire incompiute. La sua ultima pole, ottenuta al Gran premio di Monaco 2012 con la Mercedes, non gli ha infatti permesso di scattare davanti a tutti il giorno dopo. Colpa di una penalità (di 5 posizioni) presa per aver causato un incidente con Bruno Senna nel gran premio precedente a Barcellona.
Ma il suo 1’14″301 quel giorno non lo superò nessuno. E anche se le statistiche fermano il suo record di pole a quota 68, quel giorno lui si era meritato la pole numero 69.
Era il 26 maggio 2012, quando Michael Schumacher si assicurò la pole position a Monaco nell’ultimo settore del suo ultimo giro di qualifica. Uno ei suoi capolavori, lui che in pole a Monaco ci era già partito tre volte. Tra l’altro la prima pole della sua vita fu proprio a Monaco nel 1994, nella prima gara dopo Ayrton Senna.
Non sarebbe stato male chiudere il cerchio: da Monaco 1994 a Monaco 2012…
Ma Schumi a Monte Carlo si era visto cancellare un’altra pole nel 2006, quando dopo aver ottenuto il miglior tempo si bloccò alla Rascasse facendo scattare le bandiere rosse. I commissari lo giudicarono colpevole e lo punirono. Lui ha sempre raccontato che si era trattato di un incidente. Il suo vecchio amico Briatore lo attaccò duramente: “Michael ha dei problemi con la testa sono sicuro al cento per cento che ha fatto apposta a fare quella manovra. Se ha coraggio, lo ammetta. La pole era nostra, di Fernando. Ma Michael lo conosco bene fin dai tempi della Benetton quando vinceva grazie a me. Se ha coraggio, venga qui, mi guardi in faccia e mi dica guardandomi negli occhi che non lo ha fatto apposta”. Io ricordo di averlo difeso sulle pagine della Gazzetta.
Sarebbe stata anche la prima pole position della sua seconda vita in Formula 1 con la Mercedes dal 2010. Nessuno si aspettava quell’exploit e Peter Bonington, all’epoca suo ingegnere di pista, ricorda come Michael volasse tra i guard rail del Principato con gomme nuove come se fosse su delle rotaie.
“È stato affascinante vedere quanto fosse diverso da tutti gli altri piloti. Annotava tutto
quello che dovevamo fare durante la notte. Durante le gare, dovevamo effettuare analisi e sperimentare approcci diversi. Questo ha sicuramente giocato un ruolo importante nel plasmare la squadra”, racconta Andrew Shovlin, uno degli ingegnere che lavoravano con lui ai tempi.
Vedi qui https://www.youtube.com/watch?v=1gz2HodWY10


